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Acqua:
bisogno e diritto inviolabile |
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L'acqua è fonte di vita per l'uomo e per tutte le forme, vegetali e animali, che vivono nel nostro pianeta. La popolazione mondiale è in costante crescita ed è in crescita anche il consumo delle risorse naturali, prima fra tutte l'acqua. L'incremento dell'impatto ambientale dell'uomo, causato anche dallo sviluppo industriale e dall'ampliamento delle terre coltivate, pone due semplici ma fondamentali problematiche: la quantità d'acqua disponibile è tale da soddisfarne la domanda? La qualità dell'acqua è tale da non costituire un rischio per la salute? Per quanto riguarda il primo quesito, la quantità d'acqua dolce disponibile (lo 0.01 per cento dell'acqua totale del pianeta) complessivamente sarebbe sufficiente per rispondere alla crescente domanda della risorsa ma, purtroppo, questa è distribuita in maniera diseguale e, ove presente, è gestita in maniera inefficiente. Il problema è particolarmente grave per l'acqua potabile, se si considera che oltre un miliardo di persone non vi ha accesso. Tale carenza è dovuta, da un lato, alla mancanza di investimenti nei sistemi idrici e, dall'altro, a una inadeguata attività di manutenzione degli stessi, che causa gravi perdite della risorsa. Riguardo al secondo quesito si deve riflettere sullo stretto legame che esiste tra diritto all'accesso all'acqua e diritto di usufruire di servizi igienici. Si consideri che, nei Paesi in via di sviluppo, più di due milioni di persone, in maggioranza bambini, muoiono ogni anno per malattie la cui insorgenza è associabile alla mancanza di acqua potabile, a impianti fognari inadeguati e a un'igiene scadente. Nei Paesi in via di sviluppo, fra il 90 e il 95 per cento delle acque di scolo e il 70 per cento delle scorie industriali vengono scaricate nei corsi d'acqua, senza ricevere alcun trattamento. Anche in questo caso sono necessari ingenti investimenti per soddisfare le esigenze di più di 2,4 miliardi di persone che non dispongono di servizi igienici. Secondo stime delle Nazioni Unite, per soddisfare le necessità delle popolazioni e realizzare i loro diritti di accesso all'acqua e ai servizi igienici, è necessario un investimento complessivo per tutte le infrastrutture collegate all'acqua di 180 miliardi di dollari, mentre gli attuali livelli di investimento ammontano invece a 70-80 miliardi di dollari con investimenti annui di 23 miliardi di dollari, a fronte di un livello corrente di 16 miliardi annui. Ma chi dovrà far fronte a questi ingenti costi? La gestione dei finanziamenti statuali e internazionali, come dimostrano gli impressionanti dati sopra riportati, non è stata fino ad ora in grado di risolvere i problemi che affliggono milioni di persone. I motivi sono da ricercare anche nelle scelte di politica economica fin'ora sperimentate. Inizialmente si è pensato di agire sull'offerta di acqua dando il via alla costruzione di nuovi sistemi di perforazione del terreno e di pompaggio o sbarrando fiumi con grandi dighe. Queste grandi opere hanno comportato dei benefici, quali l'incremento della produzione di cibo e di energia idroelettrica, ma anche gravi costi, come il trasferimento di 80 milioni di persone e la trasformazione irreversibile degli ecosistemi interessati. Visto il mancato raggiungimento dei risultati sperati, negli ultimi dieci anni i governi di tutto il mondo hanno pensato di agire anche sulla domanda d'acqua, privatizzandone la sua gestione-offerta e fissandone un prezzo. Ciò è stato argomentato dalla mancanza di risorse finanziarie in capo agli Stati, soprattutto dei Paesi in via di sviluppo, che devono trovare nuovi settori dove ridurre la spesa pubblica per porre fino al vortice dell'indebitamento statale con l'estero. Queste scelte non hanno dato i risultati sperati e, negli ultimi anni, è stato sperimentato, nell'effettuazione dei necessari lavori di miglioramento e di creazione delle infrastrutture idriche, un nuovo approccio "partecipativo". Quest'ultimo, presupponendo una partecipazione diretta di gruppi di utenti, normalmente agricoltori, (noti in alcuni Paesi come Water Users Association - WUA) nella gestione degli interventi sulle reti idriche, sembra essere più vicino agli obiettivi dello sviluppo sostenibile e alla realizzazione del buon governo della gestione idrica - la cosiddetta governance idrica -. Nei Paesi in via di sviluppo ciò assume un valore maggiore poiché fra gli altri effetti positivi permette di evitare gli enormi sprechi dovuti alla corruzione e alle inefficienze governative. Mentre si sperimentano nuove vie per la gestione dell'acqua la Comunità Internazionale sembra voler percorrere strade già conosciute in altri settori, come dimostra la Dichiarazione Ministeriale sottoscritta dai capi di Stato dei 140 Paesi partecipanti al secondo Forum Mondiale sull'Acqua, tenutosi a l'Aia nel 2000. In questa Dichiarazione è stato infatti riconosciuto che è necessario continuare con l'opera di privatizzazione della gestione dell'acqua, come in altri settori, ad esempio quello energetico, anche attraverso l'integrazione nei suoi diversi settori di utilizzazione - acqua potabile, sistemi fognari, agricoltura e industria - nota anche come Intergrated Water Resources Management (IWRM). Nella Dichiarazione, inoltre, l'accesso all'acqua è riconosciuto come un bisogno e non un diritto per ogni cittadino, con le conseguenti differenze nel grado di garanzie e tutele accordate dell'ordinamento statale. Il Vertice delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile tenutosi a Johannesburg dal 26 agosto al 4 settembre ha avuto una grande importanza simbolica poiché è stato ribadito il concetto secondo il quale la conservazione dell'Ambiente deve avere un ruolo centrale nelle dinamiche di sviluppo economico che si stanno manifestando in questo nuovo millennio, il cosiddetto sviluppo sostenibile. Il vertice ha prodotto due documenti: la Dichiarazione Politica, un documento di principii che impegna generalmente i contraenti ad intraprendere la strada dello sviluppo sostenibile, e il Piano d'Azione, che enumera gli obiettivi da raggiungere sui vari temi in discussione. In particolare, è stato riaffermato l'obiettivo della Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite di dimezzare entro il 2015 il numero delle persone che non hanno accesso all'acqua potabile e la necessità di realizzare una governance delle risorse idriche, attraverso leggi e politiche volte a un'allocazione e a un utilizzo efficiente ed equo delle risorse. Si auspica, inoltre il miglioramento o, in alcuni casi, la creazione di Agenzie o Istituti Idrologici nazionali e regionali e la partecipazione della società civile nei processi decisionali. La vera novità del Vertice è stata comunque la grande quantità di iniziative, 562 progetti suddivisi in 12 aree di intervento, presentate e allegate al Piano d'Azione. Queste spesso si traducono in attività volte all'educazione, soprattutto dei giovani, ma più spesso in partenariati pubblici o pubblico-privati che, in alcuni casi, coinvolgono la società civile. La maggior parte di questi partenariati ha scelto la via della gestione integrata delle risorse idriche e solo una piccola parte ha scelto un approccio partecipativo nella sua pianificazione. Un altro aspetto da tener presente nella trattazione dell'emergenza idrica nel nostro pianeta è il fatto che spesso i corsi d'acqua attraversano diversi Paesi e regioni e l'acqua viene divisa tra popoli, gruppi etnici e comunità differenti. Un totale di 261 fiumi, che coprono circa il 45,3 per cento del territorio del pianeta, sono condivisi tra due o più Paesi. Gli interessi divergenti che si generano a causa dell'acqua, in alcuni casi, sfociano in conflitti (si pensi al Medio Oriente e alla guerra dei sei giorni tra Israele e i Paesi Arabi), in altri possono diventare oggetto di cooperazione fra Stati. Sin dagli anni '60 la Comunità Internazionale, con la conferenza di Helsinki, ha posto le basi per la creazione di princìpi internazionali sulla proprietà e sulla gestione delle acque transfrontaliere; ciò ha portato al proliferare di convenzioni ed iniziative per regolare la gestione dei bacini fluviali e alla nascita di una serie di istituzioni impegnate nella gestione bilaterale o multilaterale delle risorse idriche transfrontaliere. Attualmente è in elaborazione, in sede di Commissione Economica per l'Europa delle Nazioni Unite, un Protocollo d'intesa per fissare i principii fondamentali che regoleranno la responsabilità civile internazionale in caso di inquinamento delle risorse idriche nel quadro di due Convenzioni Internazionali sui corsi d'acqua transfrontalieri. L'azione della Comunità Internazionale, quindi non si deve limitare a un'opera di raccolta di risorse finanziarie ma piuttosto deve continuare ad indirizzarsi sulla via del rafforzamento di una governance delle risorse idriche e quindi del ruolo dello Stato in un settore così cruciale come è quello delle risorse idriche. Da più parti si invoca uno Stato più forte, che non sia solo un semplice intermediario tra la Comunità e il settore privato ma che assolva pienamente e coscientemente la sua funzione di allocatore delle risorse pubbliche e vigili sull'applicazione della legge. Il coinvolgimento della società civile, in primo luogo gli agricoltori, diventa sempre di più un'esigenza imprescindibile per una gestione più consapevole e equa della risorsa acqua, anche considerando come istituzioni collettive e organizzazioni non-profit sono radicalmente inserite nel tessuto socio-economico locale e, in alcuni casi, hanno come fine principale il monitoraggio delle condizioni idrogeologiche del territorio. Tale consapevolezza nella gestione deve tenere presente che, spesso, nei Paesi in via di sviluppo, il compito di trasportare l'acqua compete alle donne che, in media, devono percorrere una distanza di 6 chilometri al giorno, trasportando contenitori d'acqua che pesano fino a 20 chilogrammi. Si auspica inoltre, che l'attuale contrapposizione tra chi vede l'acqua come un bene economico e chi lo vede come un bene pubblico venga superata al più presto e venga sancito a tutti i livelli decisionali che l'accesso all'acqua e ai servizi igienici sono diritti umani fondamentali e che chiunque ne intralcia l'adempimento si pone contro l'umanità. Questi sono alcuni dei nodi che la Comunità Internazionale dovrà cominciare a sciogliere già da oggi. Il 2003 infatti, non solo vedrà l'inizio di molte delle iniziative presentate al Vertice di Johannesburg ma è anche l'Anno Internazionale dell'Acqua durante il quale verrà lanciata una nuova campagna internazionale, nota come WASH (Water, Sanitation and Higiene for all) che dovrà mobilitare in tutto il mondo il supporto e l'iniziativa politica in favore di questi obiettivi. Sotto l'egida delle Nazioni Unite, il Segretariato Internazionale dell'Acqua insieme ad alcuni governi ed imprese organizzerà a Kyoto dal 16 al 23 Marzo il 3° Forum Mondiale dell'Acqua che potrà essere l'occasione in cui prendere impegni seri e vincolanti per aumentare la speranza di vita per quella parte della popolazione mondiale afflitta dalla mancanza di acqua potabile e di servizi igienici.
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