|
Carlo
Taormina: Annamaria Franzoni è innocente |
|
|
La differenza radicale tra le due decisioni è conseguenza dell'aver utilizzato una ricostruzione piuttosto che un'altra degli accadimenti e del loro significato, sulla base di tutto ciò che era stato oggetto di acquisizione fino al marzo precedente e poi sulla base di altri ulteriori approfondimenti che sono stati effettuati dagli organi investigativi. La prima ordinanza del Tribunale delle Libertà ruotava intorno ai 4 indizi principali: la perizia del prof. Vichino, tendente ad individuare i momenti dell'aggressione e i tempi intercorsi rispetto alla morte del bambino; la famosa questione degli zoccoli; la questione del pigiama; infine la collocazione dell'aggressore del bambino. Indizi in prima battuta valutati alla luce di tutte le possibili obiezioni formulate non solo dai nostri consulenti tecnici, ma persino dal giudice delle indagini preliminari che aveva emesso il mandato di cattura: nonostante la cattura della signora Franzoni, tali 4 elementi erano stati comunque ritenuti non particolarmente significativi. Il Gip Fabrizio Gandini arrestò la signora Franzoni per un solo motivo fondamentale, che si riferiva agli zoccoli: sul plantare era stata trovata una macchia, una macrotraccia di sangue di cui i carabinieri avevano indicato una presunta natura umana e che, conseguentemente, veniva collegata al piccolo Samuele. Le altre questioni invece, erano state fortemente svilite. In particolare, a proposito del pigiama si dava atto che erano plausibili le interpretazioni offerte dai consulenti dell'accusa come quelle offerte dai consulenti della difesa. Per quanto riguarda la perizia sui tempi intercorsi dall'uccisione - aggressione e morte - era stato ritenuto che potevano darsi altre ricostruzioni: per alcune imprecisioni derivate dal fatto che esaminava un cadavere sottoposto ad autopsia ben 30 ore dopo la morte e senza le perizie conservate in cella frigoerifera, la perizia non veniva considerata determinante. La prima decisione si coagulò intorno alla macchia di sangue dunque; nell'ordinanza del Tribunale delle Libertà di Torino "seconda maniera" invece, si effettua un percorso completamente diverso sia per quanto riguarda il pigiama, sia per quanto riguarda la perizia che viene sostanzialmente ignorata: questo è importante perché invece rispetto ad essa il Gip aveva sostenuto l'esistenza di un rapporto di compatibilità tra i tempi individuati e la consumazione dell'omicidio da parte della signora Franzoni. Questa seconda volta, il Tribunale delle Libertà non ritiene di dover tener conto della perizia: affermazione strabiliante se si pensa che la perizia Vichino dimostra invece che il bambino è stato aggredito nel periodo in cui la madre stava accompagnando il bambino Davide allo scuolabus, o comunque in un periodo talmente vicino al momento in cui ella abbandonava la casa per accompagnare il figlio Davide. Si tratta dunque di un dato assolutamente favorevole alla signora Franzoni che invece si è tradotto - nella logica del Tribunale delle Libertà "ultima versione" - nella non considerazione dello stesso. Quanto alla versione del pigiama, il Tribunale delle Libertà di Torino compie affermazioni assolutamente risibili rispetto all'obiezione mossa dai consulenti tecnici della difesa che è la seguente: se il pigiama fosse stato dalla signora Franzoni indossato e poi tolto dopo aver ucciso il bambino, avremmo trovato non soltanto macchie di sangue e strisciate spalmate (se è tolto un pigiama con il sangue fresco sopra, le macchie di sangue devono spostarsi infatti), ma - essendosi sporcata di sangue la persona che ha ucciso il bambino - avremmo soprattutto trovato altre macchie sul pigiama nelle parti in cui fosse stato attinto perché se lo togliesse. Di fronte a questa obiezione il Tribunale risponde con una opinabile osservazione e cioè: è da presumere che la signora Franzoni prima di togliersi il pigiama, proprio per non lasciarvi tracce, si sarebbe recata nel bagno a lavarsi bene le mani e solo in seguito si sarebbe tolta il pigiama. L'obiezione comunque non va a modificare la circostanza per la quale comunque il sangue si sarebbe sparso e spalmato per effetto dello strusciamento implicito nel togliersi il pigiama. A parte che nessun elemento autorizza a dire a quel Tribunale che possa essersi verificata una cosa di questo genere; ma v'è un ulteriore particolare: la signora Franzoni, dopo aver ucciso il figlio, si sarebbe andata a lavare le mani, si sarebbe tolta il pigiama e poi l'avrebbe riportato in camera dove aveva ucciso il bambino. Mi pare una cosa assolutamente illogica. Ed inoltre, rispetto alle osservazioni che noi abbiamo fatto e cioè che era la manica sinistra del pigiama ad essere sporca di schizzi di sangue - mentre il bambino è stato ucciso sicuramente da persona non mancina, quindi sicuramente con la mano destra - il Tribunale in seconda battuta afferma che non soltanto la signora Franzoni si sia messa il pigiama al rovescio - e cosė il sinistro diventa destro - ma anche il davanti per il dietro - e cosė in questo modo diventa sinistro -.
Perché e sin da quando ha ritenuto innocente la signora Franzoni? Innanzitutto compio un ragionamento sulla base delle carte e dell'analisi che io ho fatto e che ormai ha raggiunto livelli di approfondimento assolutamente soddisfacenti: la conclusione è che la signora Franzoni è sicuramente innocente. Per quello che mi riguarda, a questo io aggiungo una mia condizione personale - per quello che può valere -: il tipo di rapporto che si è instaurato con la Annamaria Franzoni, la sensibilità che ho riscontrato a partire dal contesto familiare, e soprattutto il modo con il quale si atteggia, si comporta, agisce, tratta l'altro figlio Davide che è legato morbosamente alla madre. Francamente credo che sia veramente difficile che chi abbia compiuto un gesto di questa portata possa poi essere cosė amata dall'altro figlio e da tutta la famiglia, a cominciare dal marito che è pur sempre il padre di Samuele. E' stato anche detto che il fratellino Davide abbia potuto uccidere Samuele. Se si entra nella stanza nella quale si è verificato l'omicidio - dove io sono entrato - ci si rende conto della violenza che si è sviluppata in quell'ambiente: sangue sul soffitto, sangue a destra e a sinistra, sangue dov'è la finestra e la porta finestra poi utilizzata per i soccorsi: un bambino di sette anni non può compiere una tale violenza, soprattutto se "mingherlino" come Davide. Cosa intende fare? E' questo un processo varato da una Procura della Repubblica ormai vittima di se stessa, non più capace di uscire da uno schema diverso, alternativo o comunque suscettibile di critica come quello della responsabilità di Annamaria Franzoni, che non ha la capacità di pensare in modo diverso da quanto ha abbracciato fin dal primo momento e che ha portato avanti con tale determinazione da condurre allo sbaraglio tutte le indagini sino al punto di ometterle. Cito un caso: la Procura era talmente accecata dalla configurazione della responsabilità della signora Franzoni che non ha raccolto nemmeno materiali di analisi, come tracce di sangue che solo in seguito io personalmente ho raccolto e tali da cambiare completamente la ricostruzione dei fatti. Su un comò che sta nella stanza del bambino ho trovato ben 18 tracce di sangue, quindi sulla porta di ingresso, sul muro corrispondente alla porta stessa: tracce che la Procura non ha per niente reperito. Il mio obiettivo? è quello di spostare l'asse e il baricentro del processo, spostare da una Procura che ormai insegue soltanto la necessità di supportare la tesi preconcetta con la quale fin dall'inizio è partita, a un organo giudiziario che riesca ad essere equilibrato e imparziale, a collocarsi in una posizione in cui una tesi ammette che possa esservi un'altra tesi. Sto spostando l'iniziativa dalla Procura della Repubblica di Aosta al Gip nonostante si tratti di quel dottor Gandini che ha arrestato la signora Franzoni: è l'unica strada per avviare il processo sui due binari della colpevolezza o dell'innocenza. In questa logica ho preso alcune iniziative: ho fatto richiesta al Gip di acquisire le tracce che ho riscontrato sul percorso interno all'abitazione effettuato dall'assassino e le tracce trovate sul comò che si trova, guardando la testata del letto, a sinistra del letto, tracce che ho già salvato con meccanismi artigianali ma comunque efficienti. Se quello è sangue del bambino, almeno i quattro quinti dell'interpretazione fatta dai Carabinieri saltano: i carabinieri mettono l'assassino di Samuele in ginocchio nel letto, mentre queste tracce dimostrano che l'assassino si trovava lateralmente guardando la testata, alla sinistra del letto. Il Tribunale delle Libertà, rendendosi conto che tale ricostruzione cambiava tutto e che ne veniva sbugiardata la tesi, ha replicato di non essere allo stato degli atti ancora a conoscenza del fatto che quelle siano tracce di sangue del bambino: una risposta che è uno schiaffo in faccia alla verità. Per questo ho bisogno del Dott. Gandini. Ho poi chiesto al Gip una superperizia per chiamare in causa gli organismi più competenti a livello mondiale sul piano delle ricostruzioni dei fatti: ma tali esperti non sono carabinieri, solo competenti a raccogliere le tracce e ad analizzarle.
Ma ciò che voglio è che si faccia chiarezza, e quindi mi spingo oltre quelle che potrebbero essere le istanze e le iniziative difensive e chiedo al giudice di accertare con una superperizia come sono andate le cose. A me come avvocato interessa soprattutto che lei sia ritenuta innocente, ma mi muovo per garatire una giustizia sostanziale. I media hanno disegnato un mostro. Sono indignato per determinate prese di posizione che con un certo semplicismo e una certa superficialità si assumono nei confronti di questa donna. Vorrei far provare di persona la condizione di Annamaria Franzoni: partendo dal presupposto che sia innocente, sarebbe da una parte una madre che ha perso un figlio perché glielo hanno assassinato e da un'altra una madre alla quale viene attribuito un assassinio vero frutto della mente da mostro. Allora chiedo a ciascuno: con il modo incredibilmente amplificato dall'utilizzazione massiccia di tutti mass media possibili ed immaginabili che hanno additato questa madre come un mostro, qual'è la persona che sarebbe rimasta silenziosa senza dire una parola? Peraltro Annamaria Franzoni non ha parlato tanto, se non in una intervista rilasciata ad Italia Uno prima che venisse arrestata, un servizio che poi fu mandato in onda anche a Porta a Porta; una seconda volta ha parlato in occasione del Maurizio Costanzo Show. Credo che se mi capitasse un'esperienza come quella che è capitata ad Annamaria Franzoni, mi metterei sopra il Colosseo e griderei la mia innocenza. Maurizio Costanzo ha sfruttato la signora Franzoni per fare audience? Questo di lui si dice. è stata una tattica difensiva? Maurizio Costanzo è stato sollecitato: l'iniziativa è stata infatti presa dalla famiglia Franzoni con il mio consenso, e credo di non aver sbagliato: sino alla battuta d'arresto ingiusta e cattiva del Tribunale delle Libertà di Torino, dal giorno dell'apparizione della signora Franzoni in televisione la gente, pur non diventando innocentista, ha manifestato una dubbiosità nella quale il colpevolismo è sceso sotto la soglia dell'evidenza. Quando fu emanata la sentenza della Corte di cassazione con la quale fu annullata l'ordinanza di scarcerazione - io ancora non ero stato nominato difensore -, il colpevolismo aveva raggiunto livelli altissimi. Si sbaglierebbe se si pensasse che i giudici dei pubblici ministeri vivono in un altro mondo: essi vivono immersi in questa nostra società, che è una società fatta di mass media, di informazione e di comunicazione, e non possono non essere attraversati e penetrati da quello che l'informazione dà. Bisogna stare molto attenti. Faccio una proiezione ideale: se domani Annamaria dovesse essere rinviata a giudizio, verrebbe giudicata da una Corte di assise in cui sono presenti 6 giudici popolari su 8 complessivi. è altrettanto necessario che si tenga conto di tale composizione e prepararsi sin d'ora in modo tale non che quei giudici possa essere colpevolisti o innocentisti, ma che possano essere essere equidistanti. Questo è il mio obiettivo. Anche l'avvocato Taormina è stato sotto l'occhio di un ciclone, accusato di sfruttare il caso cogne per farsi pubblicità. Si è anche detto: come può un avvocato difendere un "mostro"? Sono stato sempre innocentista: sono stato a quattro trasmissioni di Porta a Porta prima di assumere la difesa di Annamaria Franzoni e sono sempre stato l'unico a ritenerla non colpevole. Ne ero convinto sulla base delle consapevolezze tecniche che avevo, perché nonostante non fossi il difensore ero in grado di conoscere gli atti. L'avrei difesa lo stesso anche se forse, se sapessi o pensassi che Annamaria Franzoni è l'assassina del figlio, dopo centinaia di casi trattati oggi lascerei, perché ho conosciuto nella sua particolarità la virulenza, la violenza di questo fatto. Secondo la Procura, quale potrebbe essere stato il movente di questo omicidio? Follia? Non avrei fatto mai la perizia psichiatrica ad Annamaria Franzoni ma sono stato molto contento quando tramite essa si è accertato che la donna è perfettamente capace di intendere e volere. La Procura non si rassegna e cerca di accertarne la pazzia: in caso contrario, mancherebbe la causale nell'omicidio ed essa dovrebbe ammettere di aver fallito. Come procedono le indagini difensive? Sono stato l'unico avvocato in Italia che, da quando è entrata in vigore la legge sulle indagini difensive nel 1989, le ha sistematicamente abbracciate in maniera seria e concreta. Per fare questo ci vuole attrezzatura, ma soprattutto ci vogliono capacità e professionalità nell'introspezione psicologica, nel coordinamento dei dati, delle attività, dell'organizzazione degli strumenti. In Italia non lo fa nessuno: naturalmente questo ti fa guadagnare la rabbia degli altri. Da quando ho assunto la difesa nel caso Cogne - a metà giugno di quest'anno - ho cominciato a svolgere una serie di attività di investigazione che mi hanno portato a dei risultati molto importanti. Quando svolge le indagini per il proprio assistito, nell'avvocato scatta immediatamente il meccanismo della critica, giacché difendendo gli interessi di un imputato può fare le cose che fanno comodo a quest'ultimo ed ometterne od occultarne altre sfavorevoli: in tal senso, sulla serietà e la rilevanza delle indagini da me svolte nessuno ha potuto dire una parola, poiché ho sempre attivato i meccanismi previsti dalla legge anche esponendomi. Il precedente difensore della signora Franzoni non ha espletato le indagini difensive in modo completo: ad esempio, sono stati fatti ben 18 accertamenti tecnici non ripetibili e a nessuno di essi ha partecipato il difensore o i suoi consulenti tecnici. è una donna dolcissima, una mamma affettuosissima che ha un rapporto di grande intimità con il figlio Davide ed una premura assolutamente appartenente al mondo femminile ma soprattutto materno. Ho avuto la possibilità di vivere qualche giornata nell'abitazione dei Franzoni e ho potuto constatare di persona l'essenza di una donna fortemente emotiva, contrariamente a quello che mostra all'esterno, con una grande facilità alla commozione ed una grande fragilità, abituata all'esterno ad essere ferma anche come donna del Nord. Annamaria Franzoni per mentalità, ambiente, famiglia, non tollera di essere non rispettata per quello che è: farsi dare del mostro, dell'assassina è una cosa che non riesce ad accettare. Ognuno ha una sensibilità che rispecchia la propria cultura, l'educazione, l'ambiente sociale. I romagnoli sono fortemente estroversi. La signora Franzoni avrà anche tutti i difetti di questo mondo - come ciascuno di noi -, ma se è dal comportamento che si traggono conclusioni sulla personalità, questa è una mamma dolcissima. Che interesse può aver avuto l'assassino di Samuele? Risponderei con un'altra domanda: quale interesse poteva avere Annamaria Franzoni ad uccidere il bambino? è evidente che si tratta di un gesto folle: chi è entrato in quella casa è entrato per uccidere. Se si è persone sane non v'è un movente che possa giustificare un gesto di questo genere, nella persona non sana di mente invece un movente può sempre individuarsi, non nel fatto di essere folle bensė in una causale che per noi che siamo normali - o almeno riteniamo di essere tali - non sarebbe idonea. Può invece esserlo per chi sul piano mentale è disturbato o comunque soffre un disagio.
|
|