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Benito
Civitate |
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"Nei 37 anni di esercizio professionale ho avuto modo di annotare le risentite proteste degli avvocati per il progressivo degrado dell'azienda-giustizia; ancor più, negli ultimi anni nella funzione di G.O.A., ho riscontrato sfiducia e impotenza da parte di chi, non addetto ai lavori, subisce la lentezza e la struttura quasi kafkiana della nostra magistratura, scontandola con la totale incertezza operativa ed economica. Non si tratta di follia l'esprimersi in questi toni, dato che il fallimento del C.S.M. come guida autonoma della Giustizia è dimostrato dai milioni di processi civili pendenti da oltre 20 anni e dalle numerose condanne in sede internazionale per i danni provocati da tali vertiginosi ritardi. Volendo riferire le osservazioni più ricorrenti tutti si chiedono con quali criteri e con quale rispetto verso i cittadini contribuenti il C.S.M. abbia consentito che i processi languissero mortificati da ripetuti e annosi rinvii mentre i giudici dedicavano tempo ad arbitrati pensando a laute remunerazioni; partecipavano a collaudi di opere di affaristi (la legge poteva essere modificata stante il carico dei processi); scaldavano le poltrone presso segreterie politiche o precostituiti uffici ministeriali o parastatali, conservando le laute retribuzioni a carico dei contribuenti, senza dimenticare le Commissioni tributarie, i concorsi ecc. Avanti le aule, chiuse per rinvii d'ufficio anche a 2 anni, spesso con ironia e amarezza si è sentito affermare che tutto ciò è conseguenza di un degrado anche se non generalizzato di molti magistrati i quali, dimentichi del proprio ruolo e dell'alto, insostituibile, magistero, hanno avuto cura solo di se stessi e della propria categoria ed hanno provveduto a far approvare la legge che consente la promozione anche senza meriti - e quindi anche degli incapaci - per anzianità. Per la nomina di un funzionario di Polizia, dei Carabinieri ecc. è necessario possedere alte e specifiche doti di equilibrio e quindi attitudine a svolgere la delicata funzione: per i magistrati è stata ritenuta sufficiente anche la semplice preparazione nelle materie giuridiche. Si sostiene che, se le attitudini o l'idoneità manchino o dovessero venir meno per qualsiasi motivo, anche la follia latente, l'arroganza o la demenza non pregiudicherebbero in alcun modo la promozione ed i relativi stipendi a spese di contribuenti che chiedono giustizia. I magistrati si sono delegittimati da soli e ci si domanda come mai la loro grande maggioranza abbia accettato passivamente questo degrado: ma non può imputarsi la colpa ai Governi susseguitisi a volte impotenti di fronte alla totale indipendenza della Magistratura, se un operaio ingiustamente licenziato deve attendere 2 anni per la prima udienza davanti al giudice del lavoro e tra i 7 e i 10 anni per una sentenza; un orfano o una vedova da infortunio o un invalido per incidente debbano attendere 10 anni per ottenere una decisione che, anche se giusta, arriva quando sono stati provocati e patiti danni irreparabili; un imprenditore deve rimanere immobile per più di 10 anni per essere risarcito dei danni, sempre che la sentenza venga emessa prima del suo fallimento o quando l'intera attrezzatura dell'impresa divenga inutilizzabile, senza contare l'impossibilità di garantire il salario ai dipendenti. In un Paese di maliziosi e furbi - prodotti della inefficienza della giustizia -, ove è sufficiente una citazione in giudizio per bloccare e paralizzare per anni un contratto miliardario, ci si chiede come mai i tribuni del popolo e i sindacati non si siano mai posti il quesito se tutto ciò non abbia impedito o sconsigliato investimenti di capitali esteri in Italia con grave pregiudizio per l'occupazione e per l'economia; ed ancora ci si domanda se questa lentezza non abbia provocato il sempre più frequente ricorso all'arbitrato, divenuto ormai l'unica soluzione che garantisca in tempi brevi nuove iniziative e mobilità economica. Ma l'aspetto più assurdo è che i veri responsabili del fallimento dell'azienda-giustizia hanno acquisito un tale grado di arroganza da pretendere la gestione di eventuali programmi di risanamento: assurdo e vergognoso come se il fallito avesse la pretesa di essere nominato curatore del proprio stesso fallimento, con lo scopo di occultare le vere cause del disastro o di continuare nel tempo a comportarsi impunemente. Per definire milioni di processi pendenti da 10-15 anni sono stati chiamati avvocati con pluriennale esperienza, notai e professori universitari. Ad essi - ai G.O.A. - non è stato nemmeno consentito di accedere al Massimario della Cassazione istituito con il denaro dei contribuenti. La deformata sensibilità della "casta" rappresentata nel C.S.M. ignora tutto ciò, dimostrando palese disinteresse per una più rapida ed uniforme amministrazione della Giustizia. Il vero problema è tutto nell'incapacità, che spesso porta a deformazioni aberranti. In ogni attività o professione vi è sempre e prima di tutto una persona, mentre la nomina a magistrato, anche se conferita a persona preparatissima nelle specifiche materie, nulla aggiunge ad una persona non adatta. è assolutamente necessario, perciò, che i magistrati siano scelti e nominati tra persone non solo preparate nelle materie giuridiche, ma anche idonee ad esercitare l'alta funzione per equilibrio, onestà, equità, sensibilità, intelligenza, disponibilità, spirito di sacrificio e riservatezza. E qualora anche una sola di tali qualità dovesse venir meno, senza incertezza o spirito di "casta", rimuoverlo dalle funzioni ed espellerlo ove ricorrano gli estremi di dolo o colpa grave. Se tutto ciò sarà realizzato raramente troverà applicazione la legge sul legittimo sospetto, se approvata. Sarebbe una grave offesa al più elementare buon senso e a tutti i princìpi del vivere civile consentire che possa sussistere una categoria di privilegiati che, sbagliando, aumentano di grado con conseguente arricchimento senza causa come ai tempi dei parassiti feudali, con palese violazione dei fondamentali princìpi dell'art. 3 della Costituzione. Questi rilievi emersi dai ricordi sono dettati da una profonda delusione provocata dall'alta considerazione e fiducia che ogni operatore giuridico ha riposto nell'organo della Magistratura, nel culto dei princìpi fondamentali di legalità e giustizia che tutti abbiamo imparato ad associare al ruolo del giudice - storicamente rappresentante l'essenza stessa dell'onestà e della sapienza al servizio della comunità -. Posto che non può esservi civiltà senza diritto né tutela dei diritti senza un'adeguata e responsabile amministrazione della giustizia, è auspicabile che il C.S.M. e la Magistratura ammettano di aver tenuto un comportamento non consono al ruolo ricoperto, e procedano a una riorganizzazione che superi l'antico retaggio medioevale della "casta" e giunga a un ordinamento meritocratico, garanzia necessaria per una ottima amministrazione della giustizia. Sarei felice di essere smentito, ma non solo a parole.
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