
Il colloquio criminologico
A cura di Dott.ssa Angelica Catena
Il colloquio criminologico è lo strumento chiave per analizzare la personalità del soggetto autore di reato e supportare il percorso rieducativo.
È utile ad indagare la criminogenesi (si riferisce all'origine o alla causa del reato), la criminodinamica (si riferisce al processo attraverso il quale si svolge il crimine, vale a dire il processo decisionale, il comportamento e le reazioni) e la pericolosità sociale, fornendo previsioni sul comportamento futuro e indicazioni per misure alternative alla detenzione.
A differenza del colloquio clinico, privilegia l'aspetto valutativo, osservando elementi verbali e non verbali come la mimica e la gestualità.
Com'è strutturato un colloquio criminologico?
Nello svolgimento di un colloquio, si possono distinguere tre fasi:
1. Fase preliminare: instaurare empatia con presentazione reciproca ed informare l'esaminato sulle ragioni dell'incontro. Ogni incontro ha una motivazione che deve essere esplicita per ridurre al minimo ogni possibile aspetto confusivo.
2. Fase centrale o di colloquio diretto: è quella dedicata alla raccolta approfondita delle informazioni; Solitamente suddivisa in due parti principali: la prima in cui ci si sofferma maggiormente su dati prettamente biografici e una successiva in cui si affronta il tema "reato".
È indispensabile che il criminologo sia informato sui dettagli delle vicende giudiziarie che gravano sul soggetto (reato ed eventuali precedenti penali), poiché questo permette al conduttore di formulare le domande corrette.
Stesura della relazione: Terminata la raccolta delle informazioni, la fase finale è quella che riguarda la stesura della relazione in cui saranno inseriti la sintesi dei dati ricavati durante il colloquio, gli approfondimenti e le riflessioni emerse rispetto al reato commesso, i programmi futuri e tutti gli elementi utili al processo decisionale che riguarda il soggetto ascoltato.
