Perché il referendum costituzionale non ha il quorum?

19.01.2026

A cura di Dott.ssa Gemma Colarieti

Nel 2026 saremo chiamati alle urne per il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, il cui risultato sarà valido a prescindere da quanti elettori andranno a votare.

Di contro, affinchè un referendum abrogativo sia valido, è fissato un quorum al 50 per cento più uno degli aventi diritto, come sancito articolo 75 della Costituzione.

Il motivo per cui le due tipologie di referendum hanno una diversa regolamentazione risiede nella diversa funzione dei due strumenti.

Il quorum richiesto per i referendum abrogativi è stato introdotto per evitare che una minoranza organizzata di elettori possa cancellare una legge approvata dal Parlamento, sfruttando la scarsa affluenza alle urne, dunque è stato concepito come una forma di tutela della volontà parlamentare.

Diversamente, i referendum confermativi di cui all'articolo 138 della Costituzione non servono a cancellare una legge esistente, ma intervengono alla fine di un procedimento parlamentare già completato. Non sono indetti su iniziativa dei cittadini, o di un gruppo di parlamentari, per cambiare la Costituzione, bensì costituiscono uno strumento di controllo che permette agli elettori di avere l'ultima parola su una riforma già approvata dal Parlamento.

Infatti, la nostra Costituzione, in quanto "rigida", quindi non modificabile con legge ordinaria, prevede che affinché una riforma costituzionale sia approvata, siano necessarie due votazioni sul medesimo testo sia dalla Camera che dal Senato, a distanza di almeno tre mesi, e il referendum può essere chiesto solo se nella seconda votazione non è stata raggiunta la maggioranza dei due terzi dei componenti di entrambe le Camere. In questo scenario, la consultazione popolare non "crea" la riforma, ma si limita a confermarla o respingerla, e può essere richiesta da un quinto dei parlamentari di una Camera, da cinque Consigli regionali o da 500 mila elettori.