
Il datore di lavoro può intervenire sull’abbigliamento del dipendente?
A cura Dott.ssa Rossella De Santis
Sebbene il tema continui a suscitare un vivace dibattito, la normativa e gli orientamenti giurisprudenziali hanno consentito di tracciare un filo conduttore sempre più nitido circa i limiti entro i quali il datore di lavoro può esercitare il proprio potere direttivo in relazione alle modalità di abbigliamento del prestatore di lavoro. In primo luogo, occorre considerare le esigenze di sicurezza e di organizzazione del lavoro che giustificano l'obbligo di utilizzo di protezioni individuali (DPI, scarpe infortunistiche, divise aziendali) spesso previste anche dalla contrattazione collettiva nazionale.
In tali casi, il legislatore può legittimamente imporre al prestatore di lavoro, l'uso di tali indumenti o dispositivi.
Diversamente, se non vi sono ragioni di sicurezza, le prescrizioni devono essere sorrette da concrete ragioni tecnico-organizzative che ai sensi dell'articolo 2104 c.c. devono essere connesse all'attività d'impresa e coerenti con "la diligenza richiesta dalla natura della prestazione dovuta e dall'interesse dell'impresa".
In assenza di tali presupposti il datore di lavoro non può imporre limitazioni alla libertà del lavoratore, sul proprio abbigliamento, prive di fondamento logico o estranee alle esigenze organizzative e produttive dell'impresa, come affermato anche dalla Corte di Cassazione (Cass., Sent. 18 febbraio 2000, n. 1892)
