
Smart home e diritto: chi è responsabile se un dispositivo “intelligente” causa un danno?
A cura di Avv. Valeria Scilipoti
L'ingresso sempre più diffuso di dispositivi "intelligenti" nelle abitazioni come assistenti vocali, serrature digitali, termostati connessi, elettrodomestici smart, sta trasformando il modo di vivere all'interno degli spazi domestici. Se da un lato trattasi di una positiva evoluzione tecnologica, dall'altro la stessa pone nuove e complesse questioni giuridiche, soprattutto in tema di responsabilità.
Cosa accade, ad esempio, se una serratura smart si blocca impedendo l'accesso all'abitazione? O se un sistema automatizzato provoca un danno a terzi? In tema non vi è ancora una disciplina specifica; per questo, occorre fare riferimento ai principi generali dell'ordinamento.
Una prima ipotesi è quella della responsabilità del produttore, qualora il danno derivi da un difetto del dispositivo. In tal caso, trova applicazione la normativa sulla responsabilità per prodotti difettosi, che tutela il consumatore anche indipendentemente dalla prova della colpa. Secondo consolidato ordinamento, chi immette sul mercato un dispositivo, è tenuto a garantirne la sicurezza: un prodotto che non offra le garanzie che ci si può legittimamente attendere può dar luogo a responsabilità risarcitoria (sul punto Cass. civ., sez. III, 10 maggio 2005, n. 9806). Ma non è l'unico caso.
Può infatti altresì accadere che il malfunzionamento dipenda da un'errata installazione o configurazione: in questo caso potrebbe essere chiamato a rispondere il tecnico installatore o il fornitore del servizio.
Non può escludersi, inoltre, una responsabilità dell'utente stesso, ad esempio in caso di uso improprio o mancato aggiornamento del software, soprattutto quando ciò abbia contribuito al verificarsi del danno. Infatti, accanto a tale profilo, può assumere rilievo anche la responsabilità per cose in custodia ex art. 2051 c.c., che configura una forma di responsabilità oggettiva in capo al soggetto che ha il controllo e la custodia della cosa. Ciò significa che il proprietario o utilizzatore del dispositivo smart potrebbe rispondere dei danni causati dal suo malfunzionamento, salvo che provi il caso fortuito.
Infine, un ultimo profilo - e non per importanza - riguarda la sicurezza informatica e la protezione dei dati personali. Molti dispositivi smart sono vulnerabili ad attacchi esterni: se un hacker prende il controllo di un sistema domestico causando un danno, si apre un complesso problema di imputazione della responsabilità, che potrebbe coinvolgere più soggetti. I dispositivi smart, infatti, raccolgono e trattano una grande quantità di informazioni, spesso sensibili. In questo ambito assume un ruolo centrale il Garante per la protezione dei dati personali, che ha più volte ribadito la necessità di garantire adeguati standard di sicurezza, limitazione del trattamento e protezione da accessi non autorizzati. Ebbene, in questo contesto, emerge la necessità di un approccio prudente: chi utilizza tecnologie smart deve essere consapevole non solo dei vantaggi, ma anche dei rischi giuridici connessi.
In conclusione, la casa "intelligente" non è ancora pienamente disciplinata dal legislatore, ma rientra nei principi generali della responsabilità civile. La sfida futura sarà quella di adattare il diritto a una realtà in cui anche gli oggetti, pur non essendo soggetti giuridici, possono incidere concretamente sulle relazioni e sulle responsabilità tra le persone.
