
Il metodo T.O.P. per l’esame orale di avvocato: Teoria, Ordine, Precisione
A cura di Avv. Giulia Solenni
L'esame orale per l'abilitazione forense è spesso percepito come il momento più impegnativo dell'intero percorso verso la tanto ambita toga.
Dopo anni di studio e pratica forense, molti candidati arrivano alla prova convinti che la differenza la faccia soprattutto la quantità di nozioni memorizzate.
Sfatiamo questo mito! L'esperienza dimostra che durante l'orale la commissione non cerca semplicemente chi conosce più norme o più sentenze.
Quello che viene valutato è soprattutto la capacità di ragionare giuridicamente, organizzare il discorso e spiegare con chiarezza un determinato istituto.
Una risposta efficace, infatti, nasce dalla capacità di costruire un ragionamento ordinato e convincente.
Potremmo riassumere tutto con una formula semplice, quasi un piccolo promemoria mentale per affrontare la prova: il metodo T.O.P. — Teoria, Ordine, Precisione.
Prima di tutto la teoria, cioè la capacità di partire dall'inquadramento dell'istituto giuridico che presuppone una buona conoscenza dei principi della materia.
Poi l'ordine, fondamentale per costruire un ragionamento chiaro e strutturato.
Infine la precisione, che si riflette nel modo in cui si espongono concetti, norme e argomentazioni davanti alla commissione. In pratica quello che poi vi si richiederà poi nelle aule di giustizia!
Un errore piuttosto frequente dei candidati, è quello di iniziare una risposta entrando subito nei dettagli o nelle eccezioni, soprattutto quando la domanda del commissario è ad ampio respiro. Quando accade questo, l'esposizione rischia di perdere solidità.
All'orale, invece, è sempre utile partire dall'inquadramento generale dell'istituto; questo fa capire alla commissione che sapete di cosa state parlando!
Una definizione chiara, seguita dal riferimento alle norme principali e dalla spiegazione della disciplina generale, permette di costruire una risposta più lineare e comprensibile.
Solo dopo aver delineato il quadro generale potete soffermarvi su eventuali questioni problematiche o orientamenti interpretativi.
Lo stesso approccio è fondamentale anche nella prima fase della prova orale, quella che per il momento (non si sa ancora con certezza con le nuove modalità come finirà) è rappresentata del parere.
Molti candidati, dopo aver letto la traccia, cercano subito la soluzione del caso o la pronuncia giurisprudenziale che possa risolvere il problema.
Questo è uno degli errori più comuni e che troppo spesso riscontriamo anche nei nostri corsisti.
Il parere, infatti, non serve a dimostrare che si ricorda una sentenza o che si è capaci di sfogliare il codice commentato, al contrario, questa fase serve per far capire che si è in grado di sviluppare un ragionamento giuridico.
Il primo passaggio, quindi, dovrebbe essere sempre l'analisi della traccia e l'individuazione delle questioni giuridiche che emergono dal caso concreto.
Solo dopo aver compreso quale sia il problema giuridico centrale, quali norme siano rilevanti e se vi siano più questioni da affrontare, è possibile costruire uno schema logico della risposta.
Questo metodo consente di sviluppare un parere più solido e argomentato, dimostrando alla commissione non soltanto la conoscenza delle norme, ma soprattutto la capacità di utilizzarle per risolvere un caso pratico.
Un'altra preoccupazione molto diffusa tra i candidati riguarda il tempo a disposizione per rispondere alle domande o ancora di più per preparare l'esposizione del parere.
In realtà, nella maggior parte dei casi il problema non è la mancanza di tempo, ma l'assenza di una struttura nella risposta.
Quando la commissione pone una domanda, è perfettamente normale prendersi qualche secondo per riflettere prima di iniziare a parlare. Questa breve pausa consente di organizzare mentalmente il discorso e di impostare la risposta in modo più chiaro.
Un'esposizione ordinata e sintetica è quasi sempre più efficace di una risposta lunga ma confusa.
Il tempo deve essere gestito. Questo sia nella fase del parere che nella fase dell'interrogazione.
Anche nella fase del parere la gestione del tempo è fondamentale, ma questo non significa avere fretta. Uno degli errori più frequenti è iniziare subito a cercare articoli o giurisprudenza senza aver prima compreso fino in fondo la traccia.
In realtà, la fase più importante è proprio la lettura attenta del caso. È necessario prendersi il tempo per individuare i fatti rilevanti, le parole chiave e, soprattutto, le questioni giuridiche che la traccia pone.
Solo dopo aver compreso quale sia il problema giuridico centrale ha senso passare alla consultazione del codice e alla costruzione dello schema del parere.
Una buona analisi iniziale consente infatti di impostare il ragionamento in modo molto più chiaro ed evitare di perdere tempo seguendo piste non realmente utili alla soluzione del caso.
In definitiva, ciò che la commissione cerca non è la semplice ripetizione di nozioni, ma la capacità di ragionare come un vero avvocato!
Per questo può essere utile ricordare una formula tanto semplice quanto efficace: T.O.P. — Teoria, Ordine e Precisione. Un metodo che aiuta a trasformare lo studio in un'esposizione chiara, solida e… al TOP!
