
Questo carcere non è un hotel! Chi paga il mantenimento?
A cura di Dott.ssa Carlotta Braghin
Quando una persona viene condannata e finisce in carcere, il costo della detenzione è principalmente sostenuto dallo Stato, cioè dalla collettività.
L'art. 188 del codice penale però, prevede che il condannato sia tenuto a rimborsare le spese per il proprio mantenimento ma solo entro limiti ben precisi.
Tale obbligo non ha però natura punitiva e tanto meno si aggiunge alla pena, ma trova il suo fondamento nel diritto civile trattandosi di un'obbligazione, vale a dire un dovere verso qualcuno che la legge può far rispettare. Nel caso specifico tale obbligazione mira a bilanciare il corto pubblico senza incidere sui diritti fondamentali della persona detenuta.
Il punto centrale è che il detenuto non paga il carcere nel suo complesso ma il rimborso riguarda solo le spese essenziali, come il vitto e i beni di prima necessità, mentre restano interamente a carico dello Stato tutte le voci più rilevanti, come la sicurezza, il personale e le strutture.
Lo Stato sostiene un costo di oltre 120 euro al giorno per detenuto. Il detenuto, invece, contribuisce per circa 3 o 4 euro al giorno, quindi con circa 110 euro al mese: si tratta quindi di un contributo limitato, che non copre il costo reale della detenzione.
Inoltre, il pagamento è dovuto solo se il condannato abbia effettive disponibilità economiche. In caso contrario, non viene richiesto alcun versamento.
Nel caso in cui, poi, il detenuto lavori durante la detenzione, un parte della retribuzione potrà essere destinata a queste spese, garantendo però che una parte rimanga nella sua disponibilità.
La Corte costituzionale aveva chiarito che questo sistema è legittimo proprio perché non ha finalità punitive e non deve compromettere la dignità della persona detenuta né la funzione rieducativa della pena prevista al comma 3 dell'articolo 27 della Costituzione.
In sintesi, quindi, il detenuto non sostiene in toto il costo del carcere, ma può essere chiamato a contribuire in misura limitata, se ne ha la possibilità economiche.
Pertanto, il sistema, nel suo complesso, resta fondato su un principio chiaro:
la detenzione è una responsabilità pubblica, ma non completamente esente dalla responsabilità individuale.
