
Lo stallo decisionale nelle società di capitali: come superarlo?
A cura di Dott. Francesco Comito
Può accadere che una società non riesca a prendere decisioni essenziali per la propria sopravvivenza e per continuare ad esercitare la propria attività. Tali sono le situazioni di "stallo decisionale": momenti di "impasse" in grado di generare gravi conseguenze, fino – nei casi più gravi – a provocare lo scioglimento della società.
Nello specifico, uno stallo decisionale si verifica quando vi sia un dissidio o un disaccordo persistente tra i soci – o gli amministratori – che gli impedisce di adottare decisioni essenziali per l'operatività della società, e tale blocco si protragga nel tempo.
Si pensi al caso in cui l'assemblea dei soci della società non riesca ad approvare il bilancio o a provvedere alla nomina degli amministratori, o ancora a deliberare su operazioni straordinarie. L'impossibilità di prendere decisioni su queste materie rende necessario il ricorso a strumenti di risoluzione dello stallo.
Una situazione di questo tipo può verificarsi per varie ragioni, anche personali: è il caso di una società composta da due soci al 50%, i quali si trovano ad avere una differente inclinazione al rischio e progetti contrastanti per il futuro dell'impresa.
L'ordinamento, però, mette a disposizione dei soci alcuni strumenti per risolvere lo stallo. Questi devono essere previsti nello statuto, o in appositi accordi tra soci, attraverso le clausole antistallo.
È possibile prevedere diversi tipi di meccanismi di risoluzione dello stallo decisionale: quelli cosiddetti conservativi, finalizzati al mantenimento del rapporto tra i soci, e quelli radicali, i quali non garantiscono la continuità del rapporto e, anzi, promuovono una soluzione definitiva, che può consistere anche nella fuoriuscita di uno dei soci dalla società.
Nella prassi, capita che venga previsto un set di strumenti attivati "a cascata", dal più soft al più incisivo. Tra i rimedi conservativi si trovano: il "cooling off period" (periodo di raffreddamento), che dovrebbe consentire un nuovo confronto tra i soci; la clausola di negoziazione obbligatoria, che impone l'avvio di una fase strutturata per assumere la deliberazione; il c.d. "casting vote", ossia l'assegnazione di un voto prevalente ad uno dei soci; o ancora, la nomina di un terzo esterno che funga da ago della bilancia.
A queste si aggiungono, ben distinte per modalità di risoluzione, quelle clausole che puntano ad una soluzione più radicale. Tra queste sono ben note le clausole di matrice anglosassone denominate "Mexican shoot out" e "Russian roulette". Quest'ultima prevede un meccanismo peculiare ma efficace: al verificarsi dello stallo, ciascun socio ha la possibilità di proporre un'offerta per acquistare le quote dell'altro. Il socio che riceve l'offerta può scegliere se accettare, e dunque vendere, oppure acquistare lui le quote dell'altro allo stesso prezzo.
