
Whistleblowing: cosa significa, quando e dove è nato?
A cura di Avv. Sara Spanò
Il termine whistleblowing è di origine anglosassone e indica la situazione in cui una persona, che lavora all'interno di un ente o di un'azienda pubblica o privata, è testimone di un comportamento irregolare, illegale, potenzialmente dannoso per la collettività e decide di segnalarlo.
Oggi, col decreto legislativo 24 del 10 marzo 2023, in Italia abbiamo una norma che disciplina il whistleblowing sia quando la segnalazione avviene nei confronti della PA sia quando avviene nel settore privato.
Il whistleblower è la persona che segnala, divulga o denuncia all'autorità giudiziaria o contabile informazioni su attività che ledono l'interesse pubblico o l'integrità dell'amministrazione pubblica o dell'ente privato. Informazioni di cui viene a conoscenza all'interno di un contesto, lavorativo (pubblico o privato).
La tutela copre sia chi segnala sia i facilitatori, cioè le persone che supportano il whistleblower nella segnalazione: colleghi, parenti entro il quarto grado e gli enti di proprietà della persona segnalante. Quest'ultimo è il caso del dipendente di un fornitore che decide di segnalare l'azienda cliente. In una situazione di questo tipo, l'azienda cliente potrebbe estromettere l'azienda fornitrice, risolvere il contratto, inserirla in una black list. Grazie al nuovo decreto la tutela è estesa anche all'azienda fornitrice.
Gli istituti, pubblici e privati, devono prevedere un canale interno di segnalazione e il coinvolgimento delle rappresentanze e delle organizzazioni sindacali.
La normativa, infatti, richiede che i processi, le architetture e le misure organizzative - quindi anche le policy - siano progettati nel rispetto del GDPR.
